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“In Justice: The Story of Afghan Women in Jail”, ovvero “In giustizia: la storia di donne Afghane in carcere”, il documentario che l Europea ha commissionato per documentare lo stato delle donne nelle carceri afghane, non sarà divulgato pue essendo stato commissionato dalla stessa UE per denunciare il dramma di queste detenute. Oltre al danno quindi anche la beffa, perché si tratta di una documentazione video sulle donne che in Afghanistan scontano pene detentive nel carcere, anche con i loro figli piccoli, e sono donne che hanno vissuto drammi senza eguali: chi sconta una pena detentiva di 12 anni per aver subito uno stupro dal cugino, e per essersi rifiutata di sposarlo dopo essere rimasta incinta, chi perché è scappata da un marito violento, chi ha fatto sesso fuori dal matrimonio, o chi semplicemente si è ribellata a una schiavitù permanente e legale. “C’è un gran numero di questi casi che finiscono nelle prigioni ha detto Heather Barr, ricercatrice dello Human Rights Watch che lavora sulle donne in carcere in Afghanistan.

La fotografia del naufragio di Luigi Di Maio. O quantomeno del suo tentativo, improvvisato e velleitario fondato su tre elementi: il veto, insormontabile, su Silvio Berlusconi; la richiesta non negoziabile di andare a palazzo Chigi; l’offerta di un contratto “politico” che assomiglia a un contatto di locazione, in cui non importante chi sia l’inquilino se la Lega o il Pd ma l’importante che paghi l’affitto. Senza alcuna “costruzione politica” in termini di valori, programmi.

SERAVEZZA. Non è stato accertato alcun danno ambientale, ma solo un reato ambientale. Che è di natura contravvenzionale (quindi molto più lieve rispetto al delitto, ndr). O i modi di divertirsi e di far festa. O le modalit del contatto tra i corpi. Quelli che si vengono incontro, come venditori e bagnanti che trattano il prezzo di una merce su una spiaggia.

Al Abadi, che oltre a essere il primo ministro è anche il comandante in capo delle forze armate, ha proclamato per domenica 10 dicembre una giornata di festa nazionale. “Iracheni, fate festa. La vostra terra è stata completamente liberata, le vostre città e villaggi restituiti alla patria.

Tageldin unravels the complex relationship between translation and seduction in the colonial context. She examines the afterlives of two occupations of Egypt by the French in 1798 and by the British in 1882 in a rich comparative analysis of acts, fictions, and theories that translated the European into the Egyptian, the Arab, or the Muslim. Tageldin finds that the encounter with European Orientalism often invited colonized Egyptians to imagine themselves’equal’to or even’masters’of their colonizers, and thus, paradoxically, to translate themselves toward virtually into the European.

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